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Indirizzo
P.zza Visconti Venosta 3
10026 - SANTENA (To)
ITALIA

Iscrizione Registro Volontariato
D.P.G.R. n° 2946 del 30 luglio 1997

Codice Fiscale
90016680010


Telefono
(+39) 011.949.21.55

Fax
(+39) 011.949.2155

Il Tricolore ____________________________________________________

Il 7 gennaio 1797 le città di Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia, costituite in Repubblica Cispadana, decisero di adottare e di «estendere universalmente la Bandiera Cispadana di tre colori: Verde, Bianco, Rosso».

Da quel momento lo stendardo assunse un forte significato di libertà e si impose nella sua tipologia, tra i molti simboli sorti in quel periodo.
Conclusasi tuttavia l'avventura napoleonica e ritornati i legittimi sovrani negli Stati della penisola, esso apparve solo nella clandestinità e affidato comunque ai patrioti che lo agitavano come sfida contro i governi assoluti durante i moti rivoluzionari che segnarono il periodo della restaurazione fino al 1848.

Ma mentre il 1820 vide a Nola i rivoluzionari Morelli e Silvati issare lo stendardo nero, rosso e turchino della carboneria, ad Alessandria, sulla Cittadella nel 1821, Santorre di Santorosa faceva innalzare il tricolore della Repubblica Cispadana e ancora sulla Cittadella di Torino esso sventola come simbolo di richieste costituzionali.


Si risvegliava gradualmente una più ampia coscienza nazionale, diffusa anche da una emergente cultura romantica nella quale si evidenziavano i riferimenti a radici di italianità che vedevano da Dante e Petrarca, a Leopardi, Alfieri, Foscolo e Manzoni, e anche nella storia del pensiero da Machiavelli a Gioberti, a Romagnosi e Mazzini, una linea ininterrotta di ideali unitari e tenuti vivi da molte generazioni.

Il '48, la primavera del popoli, vide in Italia Palermo e Milano insorgere e al loro fianco scendere il Regno di Sardegna che si fece portavoce delle istanze dei patrioti.
La coralita dei partecipanti alle 5 giornate milanesi, l'eco dell'insurrezione in cui il tricolore appariva come simbolo coinvolgente ampi strati di popolazione, suggerirono a Re Carlo Alberto la sua adozione come bandiera nazionale.


Il 25 marzo 1848, il Sovrano ordinò che le truppe entrassero in Lombardia col tricolore e il 15 aprile, dal quartiere generate di Volta Mantovana, una sua ordinanza preciso che la bandiera, con scudo dei Savoia al centro, fosse inalberata sulle navi.

Conclusasi drammaticamente la prima Guerra d'lndipendenza, nel 1849, a Torino, il messaggio di libertà venne rinforzato e alimentato dai molti patrioti che, esuli, trovarono qui l'ospitalità e la libertà negate nel resto d'ltalia.
Giunsero nell'antica capitale sabauda, tra i tanti che le cronache descrivevano affollare i portici di Via Po, personaggi come Bertrando Spaventa, Francesco De Sanctis, Carlo Poerio, Guglielmo Pepe, Pasquale Stanislao Mancini, Antonio Scialoja, Cesare Correnti, Niccolo Tommaseo: per tutti loro lo stendardo divenne un riferimento preciso, proprio in quel Piemonte liberale che, unico, aveva saputo tener fede allo Statuto concesso.

In questa ottica il tricolore, apparso nel 1797, perseguitato nei decenni successivi, con il 1848 divenne alla luce del sole il concretizzarsi delle comuni aspirazioni di unità e indipendenza.

 

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