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Indirizzo
P.zza Visconti Venosta 3
10026 - SANTENA (To)
ITALIA

Iscrizione Registro Volontariato
D.P.G.R. n° 2946 del 30 luglio 1997

Codice Fiscale
90014720016


Telefono
(+39) 011.949.21.55

Fax
(+39) 011.949.2155

Il Parco _____________________________________________________


Il conte Carlo Ottavio Benso ottenne il 15 settembre 1708 dall'Arcivescovo di Torino l'investitura di una parte di feudo e giurisdizione del territorio di Santena.
Nello stesso anno incominciò a far demolire il vecchio castello per ricostruirlo "su novo ed elegante disegno di stile moderno". Il progetto fu dell'architetto Francesco Gallo.
Per avere più ampio accesso dalla parte del villaggio e per costruirvi un giardino ed una piazzetta, Carlo Ottavio fece abbattere la cascina detta la Buschetta ed una cappella dedicata a S. Giovanni.

Nel 1714 comperava dal marchese Federico Tana di Baiard il Castellazzo, poi restaurato nella seconda metà dell'ottocento, ed una parte di un altro castello fatiscente che il Tana aveva in comproprietà con il conte Giovanni Battista Fontanella di Baldissero e faceva edificare la terrazza con l'ampia sala detta "del Consiglio" tuttora esistenti.

La proprietà dei Benso costituita dal Palazzo Novo appena edificato comprendeva anche i rustici, la cappella della Madonna della Neve, la vigna, la cascina detta la Margheria ed un giardino organizzato con disegno geometrico in quattro parterres disposti simmetricamente sull'asse orientale ortogonale alla villa.
I parterres più vicini al castello avevano disegno "a broderies", gli altri che delimitavano la vigna, l'intorno della cappella ed il corso del Rio Santena Vecchia (l'attuale Santenassa), che in quel tempo divideva l'attuale area del parco in due zone distinte, erano più semplicemente delimitati da siepi di arbusti allineate .

La prima parte del '700 fu un periodo florido per il feudo di Santena e per la famiglia Benso al quale però seguì un periodo meno fortunato che si concluse nel 1748 con la morte di Giovanni Francesco Filiberto Benso, ultimo Conte di Santena.

Per l'estinzione del ramo maschile della famiglia, il feudo ritornò al suo Signore diretto che era l'Arcivescovo di Torino.
Vi furono delle contese finite in sede giudiziaria per la successione al feudo di Santena che terminarono nel giugno del 1760 con una sentenza che dichiarò spettare al marchese Michele Antonio Benso di Cavour il diritto di successione ad "un donzeno e mezzo del feudo, giurisdizione, castello, beni e redditi feudali in Santena". Incominciò ufficialmente qui il possesso con il titolo delle tenute di Santena dei Marchesi di Cavour che doveva durare, in linea diretta, fino al 1875 con l'estinzione della discendenza maschile dei Benso di Cavour, già Benso di Ponticelli.

Nel luglio 1760 Michele Antonio Benso ordinava i lavori di restauro della villa di Santena all'ingegner Giuseppe Bovis.

Nel 1771 l'architetto Ignazio Amedeo Galletti di Pontestura collaudava una nuova strada fatta costruire dal Marchese di Cavour a nord della cappella della Madonna della Neve e della cascina della Margheria in sostituzione della precedente posta a valle della vigna molte volte "fangosa e soggetta alle frequenti esondazioni" del Torrente Banna.
In quel periodo la composizione del giardino è prevalentemente a disegno geometrico realizzato probabilmente dallo stesso Michele Antonio contestualmente ai primi lavori di restauro del Complesso composto allora dalla villa, dal cortile quadrato d'ingresso rivolto ad occidente, dai rustici adiacenti, dalla serra, dal Castellazzo e dal giardinetto interno. A oriente il giardino si presentava disegnato da "allées" rettilinee, delimitate da siepi di carpini e di bossi formanti ampi e regolari parterres. Due allineamenti arborei ad impianto regolare delimitavano lo spazio visuale centrale del giardino secondo due assi simmetrici laterali al fronte orientale della villa, rintracciabili ancora oggi negli imponenti esemplari di platani allineati.
A nord il collegamento tra i rustici e la cascina della Margheria, esistente già prima del 1728, è formato da un viale che in parte affianca un tratto del Rio Santenassa, mentre a sud il disegno geometrico del giardino è sottolineato da muri di confine e siepi a difesa delle insidie derivanti dal Torrente Banna.
L'area del giardino terminava qui dove un muro di confine divideva la proprietà del Marchese di Cavour con quella del Conte Fontanella, proprietà acquisita poi dai Benso nel secolo successivo.
Un disegno ovale attribuito all'Abate Borson e conservato nel Museo Cavouriano ci rappresenta la realtà del giardino alla fine del 1700. In esso la villa, con la partitura tipicamente settecentesca della facciata ed ancora priva della sopraelevazione ottocentesca, è incorniciata da due allineamenti arborei. Al centro un grande prato regolare, ormai privo del disegno geometrico dei parterres, ci denuncia una probabile variazione d'uso del giardino da luogo estetico e di piacere a luogo destinato anche ad uso agricolo.

Alla morte di Michele Antonio avvenuta nel 1773, l'Arcivescovo di Torino Francesco Rorengo di Rorà concesse l'investitura al figlio di lui, marchese Giuseppe Filippo Benso di Cavour. Questi ampliò il giardino acquistando dei poderi dal marchese Marco Antonio Solaro impostandolo con diverso stile influenzato dalla cultura dell'epoca che, seguendo la moda inglese, abbandonava lo stile formale.
I Benso, che nel frattempo avevano consolidato dei rapporti fiduciari con la monarchia sabauda, dedicarono le loro attenzioni dapprima alla sistemazione del sito cercando di arginare i frequenti allagamenti dovuti al Banna e poi, alla creazione di un giardino adeguato alla posizione raggiunta dalla famiglia a corte. Giuseppe Filippo nel gennaio 1795 affida al capomastro Pietro Lagna l'incarico alla sistemazione dei terreni ed alla realizzazione dell'argine perimetrale di destra del Torrente Banna.


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Vista dal Parco
Castello Cavour - Santena
 
Una prima modifica avvenne tra il 1760 e 1766 quando due sentenze del tribunale (Archivio di Stato di Torino, Sezioni Riunite, Senato di Piemonte, sentenze civili, mazzo 177, 19 giugno 1760 e mazzo 226, 28 luglio 1766) stabilirono la divisione dell'edificio in due parti esattamente identiche simmetricamente rispetto ad un piano verticale ortogonale alla facciata e passante per il suo centro.

Alle idee di Giuseppe Filippo di Cavour contribuì probabilmente anche la moglie Filippina di Sales che sposò il 24 febbraio 1781 ed il progetto di sistemazione del giardino, il primo sull'intera area dell'attuale parco, fu affidato all'architetto Lorenzo Lombardi nel 1797.
Il progetto denominato "Plan Geometrique des Jardins de Santena" è corredato da una precisa desunzione degli intenti dell'autore dedicati sopratutto all'assetto della vegetazione che viene descritta meticolosamente ma che non trovano riscontro con la realtà attuale.
L'opera del Lombardi denuncia in maniera netta l'interesse dei Benso per il giardino, la loro intenzione di collegare la villa con la Cascina Nuova, appena costruita, ed il desiderio di allargarsi verso il Banna prevedendo la sistemazione anche di una estesa appendice di terreno, oggi esterna al parco.
La villa, il giardino formale, la vigna, la cascina, la cappella della Madonna della Neve, lo stagno, la cascina nuova ed i muri di confine sono graficamente ben illustrati. Sono evidenti la partitura ancora formale del giardino nei pressi della villa, l'assetto dei viali alberati e gli allineamenti delle siepi costituite da carpini.
Il progetto del Lombardi inoltre prevede la messa a dimora di molte specie arbustive in siepi e bordure, in aiuole ed in gruppo che non trova riscontro con la sistemazione reale.
Si è ritenuto quindi, che quello del Lombardi possa essere considerato un progetto non realizzato e fosse sostituito da un'altra successiva idea.

Nel 1800 Giuseppe Filippo Benso affida la sistemazione del giardino all'Abate d'Arvillars che viene concretamente realizzato raggiungendo la forma e le dimensioni attuali. Diversi riferimenti bibliografici ottocenteschi ipotizzano il merito della realizzazione nell'attuale assetto all'Abate, ma ad oggi non è stato rintracciato alcun ulteriore e certo riscontro documentario circa la sua effettiva partecipazione alla realizzazione dell'opera.
Dell'Abate di Arvillars si sa che fu esperto di botanica e di architettura paesaggistica e consulente dei Principi di Savoia Carignano a Racconigi dove si hanno precisi riferimenti circa le sue indicazioni sull'uso agro-produttivo dell'ampio parco.
Questo particolare è particolarmente importante in quanto ci documenta che già all'inizio del secolo esiste una relazione tra i Principi di Carignano ed i Marchesi di Cavour, tra Racconigi e Santena che, dopo la Restaurazione e la salita al trono sabaudo di Carlo Alberto, si consolidò ulteriormente anche per ciò che riguarda la questione dei rispettivi parchi.
Ma anche del progetto dell'Abate d'Arvillars non esistono riscontri documentati certi. Le cause forse sono da ricercarsi nel confuso ed instabile periodo in cui il Piemonte cadde durante le guerre napoleoniche ed anche al limitato uso che la famiglia, frequentemente all'estero, fece della proprietà di Santena.

Alla morte di Giuseppe Filippo Benso nel 1807 l'eredità passò al figlio Michele, nato nel 1781. Entrato giovanissimo nello stato maggiore dell'esercito, dovette abbandonare la carriera militare in seguito ad una grave ferita. Fu nominato da Napoleone Bonaparte Barone dell'Impero e nel 1805 a Ginevra sposò Adele di Sellon d'Allaman, sorella della duchessa Vittoria di Clermont–Tonnerre e della contessa Enrichetta d'Auzers, le quali, affezionatissime ad Adele, venivano ogni anno a soggiornare con lei nella villa di Santena che apprezzavano molto. Vennero sepolte insieme con i loro mariti nella cripta mortuaria dei Cavour.

Rientrato in patria, dove a Torino nascevano Gustavo e Camillo, Michele alla fine della dominazione francese nel 1816 diede avvio ad alcuni interventi di rinnovamento della proprietà di Santena ove soleva passare con la famiglia l'estate e l'autunno. Al fine di abbellire la villa egli fece restaurare il castello innanzi al quale, perchè avesse degna entrata, faceva aprire una bella e spaziosa piazza demolendo le vecchie case costruite sul sito. Fece allargare la via principale del paese e riedificò e restaurò le abitazioni che vi si affacciavano.

Della consistenza del parco in quel periodo, che si pensa realizzato dall'Abate d'Arvillars, si ha un'immagine in un altro quadro attribuito all'Abate Borson di poco anteriore al 1827.
 
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Dipinto di Adele de Sellon d'Allaman
Fondazione Cavour - Santena

Gli allineamenti arborei ed arbustivi e le forme del giardino precedenti sono cancellate da una sistemazione in apparenza libera di gusto romantico, in cui gli elementi vegetali compaiono in gruppo o in boschetti sul prato senza alcuna simmetria e con sentieri dal voluto andamento sinuoso.

Anche la parte del giardino d'ingresso al palazzo, riprodotto in un dipinto di Adele di Sellon nello stesso periodo, ci mostra uno spazio informale, aperto e luminoso, privo di alberature d'alto fusto particolarmente significative organizzato intorno al viale di accesso a sviluppo circolare molto simile all'attuale.
Dai due disegni, specialmente dal secondo, risultano abbondanti e numerose le masse fiorite all'interno del giardino e ciò ci suggerisce un uso del parco non solo come luogo di svago e di riposo ma anche come luogo di rappresentanza della posizione sociale raggiunta dai Benso.

I lavori di sistemazione e del definitivo ampliamento del parco, quasi sicuramente anche il completo riassetto stilistico, vengono avviati da Michele Benso nel 1830 che affida il progetto a Xavier Kurten.
Questi era direttore del parco di Racconigi dal 1820 per conto del Principe Carlo Alberto di Savoia. La sua attività di progettista e giardiniere non è stata ancora approfondita benchè si sappia della sua responsabilità di "Disegnatore dei Reali Giardini" dal gennaio 1831. Sono in corso studi per approfondire l'operato del Kurten in Piemonte e del quale sono già noti gli interventi a Racconigi, Pollenzo, Agliè, Govone, Pralormo, San Salvà di Santena e Pinerolo.
Il suo intervento a Santena può essere verificato nel confronto del parco con altri realizzati nello stesso periodo.
Infatti, nonostante Kurten fosse alle dipendenze dirette di Carlo Alberto, veniva spesso interpellato dalle famiglie vicine all'ambiente sabaudo. L'unico documento completo e conosciuto attestante l'attività del Kurten in Piemonte, però, è quello riguardante il giardino della villa "Il Torrione" in Pinerolo. Questo documento permette un confronto con il parco di Santena dove l'albero isolato, il grande prato, le masse arbustive, i boschetti, il lago, le prospettive sono elementi fondamentali della teoria del giardino di paesaggio e del giardino pittoresco in voga all'inizio del 1800 in Italia ed in Europa.
Un disegno di Augusto di Cavour, nipote di Michele Benso, eseguito sicuramente prima del 1845 ci documenta l'avvenuta trasformazione del parco nello stile voluto dal Kurten.
Michele di Cavour infatti aveva fatto eseguire diversi lavori di sistemazione del complesso tra il 1834 ed il 1845 tra i quali la manutenzione della serra e dei muri di cinta, probabilmente senza operare ulteriori modifiche al parco.
Ma l'interesse dimostrato dalla Famiglia Benso per la residenza santenese all'inizio del secolo va via via diminuendo per vari motivi verso la metà dell'800. Vengono a mancare nella famiglia Adele di Sellon nel 1846, Filippina di Sales nel 1849, Michele di Cavour moriva il 15 giugno 1850, il figlio marchese Gustavo perdeva la giovane consorte Adele Lascaris di Ventimiglia nel 1833 ed il figlio ventenne Augusto, ferito mortalmente nella battaglia di Goito il 3 maggio 1848.
L'avvicendarsi in così breve tempo di tanti lutti in casa di Gustavo, di carattere introverso e riflessivo molto dissimile da quello del più famoso fratello Camillo, furono le cause di un certo disinteresse di questi per le tenute di famiglia, compresa quella di Santena. Infatti gli interventi fondiari, agricoli e commerciali dei Benso nella prima metà del secolo si erano estesi alle altre proprietà che nel frattempo si erano aggiunte nel patrimonio familiare quali Trofarello, Grinzane e Leri. Di loro fin dal 1842 se ne occupò direttamente il conte Camillo esperto di tecniche agronomiche e poi Ministro dell'Agricoltura nel 1850.
La residenza di Santena mantenne il ruolo di rappresentanza e di villeggiatura stagionale data la vicinanza a Torino dove i Marchesi di Cavour avevano la loro residenza abituale nel Palazzo Benso sito nell'attuale Via Cavour al n° 8 costruito nel 1729 dall'architetto Gian Giacomo Plantery.
Camillo Cavour, finchè visse il padre, era solito passare l'estate e buona parte dell'autunno nella villa di Santena. Successivamente al 1850 dopo la sua nomina a Segretario di Stato per gli affari di agricoltura, industria e commercio vi si recò di rado. Vi soggiornò l'ultima volta nella primavera del 1860. Morì il 6 giugno 1861. Il fratello Gustavo gli sopravvisse di poco mancando il 26 febbraio 1864.

Il figlio di questi marchese Aynardo Benso di Cavour fu diplomatico del Regno presso parecchie Corti d'Europa ma, dopo la morte del padre, si ritirò a vita privata. Sappiamo di lui che tra il 1864 ed il 1875 distrusse, senza apparente motivo, buona parte dell'archivio di casa Cavour e, forse, di altre nobili casate ereditate che si erano andate concentrando nel palazzo torinese dei Benso.

Nel 1866 faceva restaurare la villa di Santena ove intendeva stabilire la sua residenza estiva e quivi moriva il 30 agosto 1875.
In quel tempo la famiglia Cavour era proprietaria in Santena di una tenuta agricola di oltre 96 ettari dei quali 16 erano censiti come "giardino all'inglese" e corrispondono all'attuale lotto catastale. Il giardino costituiva circa il 16% dell'intera proprietà e due poderi di terreno agricolo siti in località detta Masseria erano adibiti a vivaio per gelsi e piante esotiche che, probabilmente non usate direttamente per l'abbellimento del parco, dimostravano l'interesse per l'arboricultura sperimentale della Famiglia Benso.
Con la morte di Aynardo si estingueva la discendenza maschile diretta dell'antica ed illustre famiglia dei Marchesi Benso di Cavour.


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Albero secolare
Castello Cavour - Santena
 
La proprietà passò al conte Eugenio Roussy di Sales, del ramo savoiardo della famiglia, il quale il 21 marzo 1876 rinunciò ai diritti in favore della sorella di Aynardo, Giuseppina Benso di Cavour sposata al marchese Carlo Alfieri di Sostegno.

Sono di questo periodo, tra il 1876 ed il 1888 molte opere di sistemazione e restauro del Castello coincidenti con l'uso assiduo della proprietà da parte della famiglia della marchesa Giuseppina Alfieri Cavour che, contrariamente al fratello Aynardo, era appassionata di Santena e della storia della famiglia. Furono sistemati i tetti, la facciata e l'arredo della villa. Fu restaurata l'antica Torre e sicuramente, anche se ciò non si legge nei rendiconti, fu sistemato il giardino che fu mantenuto nella forma, nello stile e nella consistenza in cui era stato ereditato. Lo schema dei percorsi ad andamento prevalentemente sinuoso ed i reimpianti effettuati ad integrazione o sostituzione di esemplari arborei messi a dimora in precedenza vennero effettuati e mantenuti secondo lo schema distributivo progettuale del Kurten.

La proprietà di Santena venne ereditata dalla figlia di Giuseppina Benso, Luisa Afieri Cavour nata nel 1852 che nel 1876 sposò il marchese Emilio Visconti Venosta. Successivamente la tenuta passò al figlio di questi Giovanni Visconti Venosta. Alla morte del marchese, in esecuzione del suo testamento, il complesso di Santena divenne proprietà della Città di Torino con usufrutto della moglie marchesa Margherita Visconti Venosta nata Pallavicino Mossi. Fu per merito di questa nobildonna che, con il favorevole assenso di Istituzioni e Personalità torinesi, si costituì la Fondazione Camillo Cavour che operò per la realizzazione del Museo Cavouriano nel 1961 in occasione del centenario dell'Unità d'Italia.

Nella prima metà di questo secolo il parco venne utilizzato come fondo agricolo annesso alla Cascina Nuova. Non si hanno notizie di particolari interventi di sistemazione o trasformazione che però sicuramente furono effettuati in occasione dell'esondazione del Torrente Banna del 1901 quando la piena ruppe l'argine destro e inondò l'intero parco, il centro abitato e tutta la campagna santenese sino a Tetti Giro.
La preferenza della Famiglia proprietaria per altre residenze non innescò per il Complesso particolari trasformazioni se non i consueti interventi manutentivi di conservazione necessari come la ricostruzione della cinta in muratura del tratto prospicente la via Sambuy, crollata in parte nel 1929. Altri interventi manutentivi furono probabilmente eseguiti dopo la piena del 10 e 11 novembre 1951, quando il Banna, oltre al Parco Cavour, invase anche il parco della tenuta di San Salvà.

Le prime concrete trasformazioni in questo secolo avvennero dopo la costituzione della Fondazione nel 1955 soprattutto per l'interesse della cittadinanza santenese alla realizzazione di un viale pubblico di passeggio nel centro dell'abitato con D.C.C. n° 527 del 30.10.1954 : "Viale–passeggiata (a denominarsi) lungo un tratto di Via Cavour, concessione da parte del Comune di Torino (Ente proprietario) di tutto il terreno occorrente". La Città di Torino, con l'assenso della usufruttuaria marchesa Margherita Visconti Venosta, concesse in uso alla Città di Santena un lotto di terreno su cui si realizzò, conformemente a specifiche norme e secondo un progetto sottoposto alla Soprintendenza competente, uno spazio verde ad uso pubblico per un periodo di nove anni e rinnovabile.
Il terreno dato in concessione d'uso alla Città di Santena coincidette con l'area del fabbricato, ora abbattuto, sito in Via Cavour per un totale complessivo di mq. 1224. La Città di Santena approvava con D.C.C. n° 635 del 26.11.1955 ed appaltava il progetto redatto dall'architetto Alessandro Molli Moffa che, approvato dalla Soprintendenza, venne realizzato con alcune varianti nel 1956.
La realizzazione del viale–passeggiata progettato dall'arch. Molli Moffa prevedeva l'abbattimento di singole piante ad alto fusto (ne furono abbattute 5), la demolizione del muro perimetrale di cinta del parco, la realizzazione di una fognatura con fossa biologica, l'allacciamento idraulico, l'impianto di illuminazione, la costruzione di una nuova cancellata in ferro, servizi igienici e ripostiglio, la sistemazione del terreno con muratura in pietra, impianto del giardino pubblico, verniciatura e posa delle panche.
Quasi contemporaneamente la Città di Torino deliberava un primo intervento di manutenzione del parco con il fine di aprirlo al pubblico.

Nel 1958 infatti il Servizio Giardini e Alberate della Città con "... un intervento straordinario sostituisce circa un centinaio di alberi secolari che si sono dovuti abbattere". Questo intervento, non documentato, può essere facilmente dedotto dagli impianti arborei più recenti.

In occasione delle manifestazioni tenute per le Celebrazioni Cavouriane del 1961, coincidenti con il centenario dell'unità d'Italia, la città di Torino fa eseguire dei lavori di giardinaggio e manutenzione straordinaria nel parco di Santena che vengono realizzate tra il settembre 1960 ed il 30 giugno 1961, giorno in cui l'allora Sindaco Amedeo Peyron inaugurò il nuovo Museo Cavouriano all'interno del plesso. In particolare viene sistemata la corte interna del fabbricato destinato a Museo con impianto di querce e carpini in forma fastigiata.

Il successo avuto dalle Celebrazioni Cavouriane consentirà l'esecuzione nel 1962 dei lavori di sistemazione del viale–passeggiata pubblica che non si poterono ultimare nel 1957 per mancanza di fondi.
A questo periodo di interesse per la valorizzazione del Complesso Cavouriano durante il quale furono regolarmente eseguiti gli interventi di manutenzione del verde per consentire l'apertura al pubblico, seguì purtroppo un periodo piuttosto lungo di disimpegno rispetto alle esigenze necessarie alla conservazione di un parco storico come questo dovute alla mancanza dei fondi occorrenti.

Su istanza della popolazione santenese venne interpellata la Regione Piemonte che inserì il Parco Cavour nel primo Piano Regionale dei Parchi nel 1977 ma l'ipotesi programmatica non andò oltre la redazione e pubblicazione di un primo studio botanico e l'ipotizzata costituzione di un apposito Ente Regionale di gestione dei parchi non venne concretizzata.
Il 17 agosto 1978 un frassino di oltre 25 metri di altezza si schianta al suolo uccidendo purtroppo una donna e la giovanissima figlia. Questo grave incidente costringe l'Amministrazione Comunale di Torino a muoversi con un programma di interventi straordinari. Il parco viene chiuso al pubblico e tale rimarrà fino al 1982, anno della riapertura dopo l'esecuzione di interventi straordinari di manutenzione da parte del Servizio Giardini ed Alberate della Città di Torino.
Vengono abbattute oltre duecento piante, principalmente infestanti, e vengono effettuati interventi di dendrochirurgia e di controllo fitosanitario sugli esemplari più vecchi.
Il parco rimarrà così parzialmente chiuso per motivi di sicurezza e da quell'anno verrà regolarmente utilizzato l'ingresso pedonale da Via Sambuy, aperto per evitare l'accesso ai visitatori nelle vicinanze della Villa dove allignano gli alberi più vecchi e potenzialmente più pericolosi.

Il parco fu parzialmente riaperto nell'agosto del 1982 e venne nuovamente chiuso ogni qualvolta si manifestò un evento atmosferico di maggiore intensità come i temporali del luglio 1983 e dell'agosto 1985 che causarono anche dei danni. Gli onerosi problemi di gestione e manutenzione del parco, la suddivisione delle responsabilità a fronte della necessità di mantenere il giardino aperto al pubblico, renderanno complicati i rapporti tra gli Enti interessati all'uso del Complesso causando, in modo indotto, il degrado del parco stesso.

Solo nel 1988 viene finalmente stipulata una convenzione tra la Città di Torino, la Città di Santena e la Fondazione Cavour che fissa i termini tecnico–giuridici inerenti alla gestione e manutenzione del parco. La Città di Torino assume così, tra gli altri, gli oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria dell'ingente patrimonio arboreo ancora asistente.

Alla fine degli anni '80 sono stati realizzati ulteriori studi ed interventi, quali il primo "Inventario e controllo fitosanitario del patrimonio arboreo del Parco di Santena" presentato nell'ottobre 1987, che hanno consentito un parziale risanamento delle condizioni generali del giardino, evidenziando nel contempo la necessità di una approppriata analisi storico–botanica per pianificare un corretto programma di restauri conservativi.
Vengono posizionate reti di recinzione interne che divideranno poi dal 1989 in due parti il parco per consentire l'apertura al pubblico in modo più controllato. L'esecuzione della recinzione all'interno del parco purtroppo ha modificato la struttura primitiva del giardino variando il corso dei vialetti. La non accessibilità e la mancanza di interventi conservativi negli anni nella parte chiusa al pubblico ha fatto sì che le passeggiate interne siano state fagocitate dall'estendersi del tappeto erboso e dalle piante infestanti.

Purtroppo l'evento alluvionale del 5–6 novembre 1994 ha causato ingenti danni, vista la straordinaria imponenza dell'esondazione, alla Villa, al Museo ed al Parco. La furia delle acque ha rovinato l'argine destro del Torrente Banna che delimita il lato sud del parco e sono ancora oggi evidenti le buche prodotte dai vortici nella zona prospicente la passeggiata pubblica adibita a parcheggio.
Il muro di cinta è in parte crollato nella zona adiacente all'ingresso pedonale su Via Sambuy e la rete metallica di recinzione sull'argine e stata divelta. Sono ancora in loco gli alberi che non hanno retto all'onda d'urto che risultano semicoperti dalla vegetazione infestante con conseguente danneggiamento del prato, altri si sono rinsecchiti e possono potenzialmente risultare staticamente instabili e pericolosi.
Questo monitoraggio effettuato a circa due anni dall'evento alluvionale ci fa constatare purtroppo che il Parco ha più che mai bisogno di un'altra serie di interventi di riordino e di manutenzione straordinaria che ci auguriamo avvengano il più presto possibile. Molti splendidi alberi, come ad esempio i faggi dislocati sul lato destro del prato davanti alla Villa, risultano malati, attaccati dai parassiti e dal marciume o addirittura morti. Certo, gli alberi in quanto esseri viventi sono soggetti alle leggi che regolano l'esistenza: la nascita, lo sviluppo, il deperimento, la morte ..., ma sappiamo anche che la longevità di una pianta dipende dalle cure e dalle attenzioni che ad essa vengono dedicate.

Molti degli alberi più vecchi, piantati magari dai Benso, hanno bisogno del nostro aiuto. Noi dobbiamo farci carico di questo per il rispetto che meritano tutti gli esseri viventi e per il rispetto che dobbiamo alla Famiglia Cavour ed ai loro discendenti che ci hanno messo a disposizione il gioiello che è il Complesso.

... e così da ogni albero caduto o morto, uno nuovo forte e vigoroso dalle radici rinsecchite germoglierà ed un giorno rifiorirà.


Flavio Rainero
Giacomo Tamietti
Giuseppe Valle


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