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Il parco di Santena
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Biblioteca cavouriana
Archivio (immagini e documenti)
Le caricature di Camillo Cavour
Indirizzo
P.zza Visconti Venosta 3
10026 - SANTENA (To)
ITALIA

Iscrizione Registro Volontariato
D.P.G.R. n° 2946 del 30 luglio 1997

Codice Fiscale
90014720016


Telefono
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Fax
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Itinerario cavouriano _________________

"Itinerario cavouriano" è una sezione del sito dedicato ai luoghi che in un modo o nell'altro (o perchè di proprietà della famiglia o perchè di proprietà delle famiglie collegate o perchè frequentate dai Cavour) contribuirono alla formazione del celebre statista piemontese.
L'ambasciatore Sergio Romano
sul libro edito dalla Fondazione Cavour definì quei luoghi

"circuito di ville e châteaux che formano complessivamente la patria familiare ed intellettuale di Cavour. Collegate l'una
all'altra da un percorso ideale queste case compongono una nazione che non corrisponde a nessuno degli Stati dell'epoca, una sorta di enclave a cavallo tra Svizzera, Francia e Regno di Sardegna.
...
Patria europea a cavallo delle Alpi, assai più vicina a Parigi, Londra e Milano che non a Firenze, Roma e Napoli.
Le frontiere avevano collocato le loro case in Stati diversi e la loro storia politico-religiosa di quella parte d'Europa aveva separato le loro Chiese. Ma intellettualmente essi appartenevano ad una stessa patria.
Leggevano gli stessi libri, le stesse riviste, seguivano con eguale interesse le vicende politiche francesi o inglesi, discutevano con eguale competenza i problemi della società contemporanea, dello sviluppo economico, della rete ferroviaria."

Santena
Leri
Grinzane
Torino
Grosio
Thorens Glierès
Plombières Les Bains
Auzers
La Fenêtre
Le Bocage
Allaman
Genève



Santena

è una cittadina di circa diecimila abitanti, situata a 239 metri sul livello del mare; si trova a circa venti chilometri a sud-est di Torino, nella cui Provincia è compresa.

Il suo territorio fu abitato fin dai primi secoli dell'era cristiana quando il Piemonte, allora Gallia Cisalpina, era ancora Provincia dell'Impero romano. Ne sono testimonianza documenti, anfore funerarie, vasellame e monete dell'epoca.

Notizie certe si hanno nel Basso Medio Evo quando, con un diploma del 12 maggio 1029, il Marchese Olderico Manfredo II e suo fratello Alrico, Vescovo di Asti, donarono alla Canonica Domini Saluatoris (i Canonici della Cattedrale di Torino) un villaggio chiamato Santena col suo castello e con una cappella. Fu proprio in questo periodo che abitanti di Chieri - la Carreum Potentia romana - distante appena 8 chilometri iniziarono a molestare la popolazione santenese. Essendo Santena priva di un esercito, Chieri riuscì ad imporre gravose tasse agli abitanti, che fecero ricorso ai canonici ed al Vescovo di Torino.
Il Vescovo di allora, Milone di Cardano, cercò di aiutare i santenesi distruggendo col suo esercito le fortificazioni edificate sul territorio dai Chieresi.

Questi, il 18 febbraio 1184, condannò Chieri a restituire ai Canonici del Salvatore il territorio di Santena ed a pagare una certa somma di denaro come risarcimento dei frutti non percepiti.
Chieri, tuttavia, dopo un po' di tempo ricominciò ad avanzare pretese di dominio. Quando Milone fu sostituito nella carica di Vescovo da Arduino di Valperga, l'8 marzo 1191, il feudo di Santena venne venduto dalla Canonica del Salvatore a famiglie di Chieri.

Nel XIV° secolo il territorio italiano fu sconvolto dalla lotta interna fra Guelfi e Ghibellini: a Chieri i dissidi portarono al coinvolgimento di personaggi estranei all'ambito comunale con una serie di alleanze e protezioni. I Ghibellini chiesero l'aiuto del Marchese Giovanni II di Monferrato, mentre la parte Guelfa si mise sotto la protezione di Roberto d'Angiò, re di Napoli.

Nel 1343 scoppiò la guerra tra le due fazioni; nel 1345 presso il castello del Gamenario ci fu un'aspra battaglia in cui perirono circa 30.000 soldati di ambo le parti.
I Ghibellini ebbero la meglio, ma se la perdita ebbe fatali conseguenze per la dominazione angioina, la parte guelfa sopravvisse e cercò l'alleanza dei Principe Amedeo di Savoia, che sconfisse definitivamente il Marchese del Monferrato ed il suo alleato Luchino Visconti.

Nel 1396 scoppiò una guerra fra Teodoro, Marchese di Monferrato, ed il Principe d'Acaia; il territorio di Chieri fu costretto per molti anni a parteciparvi fornendo denaro e uomini. A questo danno si aggiunse quello provocato dagli Armagnacchi francesi guidati da Janon Franzoso, scesi in Piemonte in aiuto al conte di Savoia, che saccheggiarono ed occuparono Santena.
Gli Armagnacchi spadroneggiarono sul territorio per dieci mesi, fino a quando furono scacciati dalle truppe di Bonifacio di Challant e la custodia della città venne affidata a Chieri.

Dal 1630 iniziò a diffondersi in Italia un altro terribile male, la peste. Forse furono tre frati Cappuccini Chieresi a diffonderla a Santena. Certo è che un piccolo lazzaretto fu costruito sulle rive del Banna e quando, nella primavera dei 1632, il flagello si arrestò, un censimento dimostrò che un terzo della popolazione santenese ne era stata vittima.

Nel 1637, alla morte di Amedeo I, la reggenza dello Stato Piemontese fu assunta dalla moglie, la duchessa Maria Cristina, sorella del re di Francia Luigi XIII; i due fratelli, del defunto duca, che aspiravano al trono, l'accusarono di voler sacrificare l'indipendenza del paese alla Francia e si allearono con gli Spagnoli: ne derivò una guerra civile. Il Conte d'Harcourt Enrico di Lorena, comandante delle truppe franco-piemontesi, fu incaricato di marciare su Chieri dove si scontrò col condottiero delle milizie spagnole il 19 novembre 1639. Il Conte d'Harcourt Enrico di Lorena, comandante delle truppe franco-piemontesi, fu incaricato di marciare su Chieri dove si scontrò col condottiero delle milizie spagnole il 19 novembre 1639.
Una memorabile battaglia combattuta sul ponte presso il Castello della Rotta decretò la vittoria dei Francesi. Si dovettero però attendere altri venti anni prima che il trattato dei Pirenei mettesse fine alla guerra costata numerose vittime.

Nel 1731 si diffuse una malattia contagiosa a causa della quale molti morirono; poi sopravvenne una guerra contro l'Austria che durò tre anni, e contemporaneamente, dal luglio 1733, iniziò una siccità che devastò i campi e distrusse l'intero raccolto. Nonostante queste afflizioni, Santena continuava a crescere e a migliorare le proprie condizioni di vita. Nel 1710 fu aperta la prima scuola, fondata dalla compagnia di Santa Croce. Poiché l'istituto non era pubblico per provvedere all'istruzione dei poveri Tommaso Bombaro lasciò con il suo testamento la cifra di Lire 100 annue con cui finanziare una scuola popolare.

Un altro importante passo fu compiuto nel 1770, quando con opere idrauliche si ripararono dalle inondazioni del torrente Banna circa 6000 giornate di terreno fertile. Sullo stesso fiume venne inoltre costruito un ponte in muratura in sostituzione di quello vecchio di legno, pericoloso e ormai irreparabile.

Ma un'altra grave guerra si addensava all'orizzonte. Nonostante gli sforzi che il re Carlo Emanuele IV faceva per mantenere la pace, i Francesi decisero di occupare i suoi stati per porre fine alla monarchia piemontese.

L'8 dicembre 1798 l'esercito napoleonico entrò a Chieri. Incoraggiata dalle promesse di libertà e di indipendenza che Napoleone faceva alle città occupate, Santena, come gli altri comuni piemontesi, eresse il suo "albero della libertà". L'impeto repubblicano si smorzò quando, dopo la vittoria di Marengo, Napoleone divise il Piemonte in sette dipartimenti e lo aggregò alla Francia. Santena fece parte del dipartimento del Po e perse ogni autonomia locale. Dopo la sconfitta di Waterloo il Congresso di Vienna decretò il ritorno dei legittimi sovrani sui troni che occupavano prima dell'avventura napoleonica.


In Piemonte nel 1814 con grande gioia della popolazione fece il suo ingresso Vittorio Emanuele I. I Santenesi pensarono fosse giunto il momento di sottrarre il proprio paese alla dipendenza di Chieri e di erigerlo a Comune autonomo, ma la richiesta venne rifiutata.

Nel 1858 fallì il secondo tentativo, sebbene i santenesi fossero appoggiati dal conte Camillo Benso, Presidente del Consiglio dei Ministri.

Nel 1877 fu presentata alla Camera una petizione con la quale, dopo aver esposto le circostanze in cui versava la Borgata di Santena e le gravi ragioni per cui essa aveva la necessità di erigersi a comune autonomo, si richiedeva una legge in base alla quale le frazioni con popolazione inferiore a 4000 abitanti (Santena ne aveva allora 3000) potessero aspirare alla costituzione in Comune.
Dalla loro parte i Santenesi avevano il Marchese Carlo Compans di Brichanteau, che seppe opporre valide ragioni con prove convincenti e contribuì a persuadere la Commissione Parlamentare che l'8 luglio 1878 discusse ed approvò la richiesta. Santena, da secoli soggetta al dominio altrui, occupata dai Conti di Torino, donata ai canonici di San Salvatore e quindi venduta ai Signori feudali, fu finalmente libera di amministrarsi e di decidere delle proprie sorti.
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